© citroen© citroen italia

30/11/2007 • La stessa rotta: Ocean-Express al 2° giorno di navigazione

La vera notizia del giorno è che i francesi di Ocean-Express, Pierre Yves Moreau e Benoit Lequin, sono al secondo giorno di navigazione e vanno alla grande. Prima la loro barca non mi piaceva, ma inizio a invidiargli le terrazze rigide con lo schienale. Io mi sono orientato in modo leggermente diverso... anche se come la barca sarà veramente potrete capirlo solo alla fine.

Seguiteli, sono dei grandi. Hanno lavorato da sempre nel circo dei 60 piedi mono e tri, sono giovani e stanno vivendo un sogno. Lo fanno perché da loro, per tanti, esiste una realtà fatta di carbonio quotidiano e di onde oceaniche.

Stanno facendo la prima grande impresa personale, puro divertimento. Se la sono preparata con la minuzia con cui un ragazzino prepara uno scooter per la pista.

Andate a vedere il sito di Ocean Express.

Forza ragazzi!!! Fatemi vedere come si fa...che neanche io ne so più di tanto.

Ciao a tutti, Vittorio.

29/11/2007 • Il mio quartier generale

Sono nello studio di mio padre in una piccola casetta immersa nel verde di Valdichiascio, da qui ho linea telefonica ed ho istituito "l'ufficio" del Team. Al muro ci sono tutte le foto di quando eravamo ragazzini e al mio lato ho una radio che serve per parlare ovunque nel mondo, come abbiamo fatto per oltre 25 anni nei nostri vagabondaggi tra barche e casa. Da qui gestisco tutta l'operazione.

Stasera sto stampando i disegni della laminazione della pelle interna che spero di fare domani. Più tardi andrò a tagliare quelli che servono prima e poi andrò a dormire... negli ultimi tre giorni questo avviene in media attorno alle 4.

I temi sono: costruire la barca il più veloce possibile, con tutti i dettagli teorici e tecnici che ne conseguono; vedere se la strada in Mauritania E' VERO CHE C'E'... perché l'ultima volta non c'era; trovare un secondo e un terzo partner finanziario per completare il budget, organizare tutto quello che c'e intorno.

Per fortuna che siamo in... io e il Mauri! I ritmi neanche ve li immaginate.

Siamo in ritardo spaventoso ma ce la faremo a vincere la prima corsa, contro il tempo.

Meteo: ho parlato brevemente Con Pierre della situazione, abbiamo inquadrato un periodo limite e uno ottimale. Vediamo di arrivarci.

La barca: all'inizio dovevamo partire da un evoluzione del primo scafo che Sito ha fatto per il record, alla fine abbiamo fatto una barca che non centra niente!

Ho apportato dei concetti assolutamente inediti nel mondo dei cat da spiaggia che concorrono a far evolvere un tipo di barche nuove che possiamo quasi iniziare a chiamare classe. Un cat di 20 piedi non abitabile, fatto per attraversare gli oceani.

Buonanotte, Vittorio.

27/11/2007 • Benvenuti

Un saluto a tutti e benvenuti nel nostro sito che inizia a vivere quotidianamente anche attraverso questo diario e i videoclip che INTV pubblica su youtube di tanto in tanto.

Stiamo preparando la nostra avventura che, si è già capito, inizierà in auto e carrello a Milano per finire in Guadalupa in barca.

Sono due tappe di un viaggio bellissimo uno attraverso l'East Africa e uno attraverso l'oceano Atlantico.

Ciao, Vittorio.

27/12/2007 • Altra levataccia

Sono già a Milano alle 8,40 dopo 480 km, sono venuto a prendere materiali per il vuoto e la nostra nuova auto Citroen C-Crosser con cui vado a Como a prendere il carrello che ho comperato usato da un appassionato di nautica. Il C-Crosser va alla grande, si traina il carrello come niente fosse ed è comodissimo.

Domani test in fuoristrada, anche se non nasce per un off road duro, sembra una macchina robusta ed è eccezionale nella sicurezza attiva come tutte le Citroen.

Previsti per il viaggio solo normali pezzi di ricambio e cerchi e ruote adatte alla pista e alla sabbia, oltre che ad alcuni gadget specifici che ho già in dotazione a causa di viaggi precedenti.

Il carrello invece lo devo modificare per alloggiare barca tubi e attrezzature e per trasformarlo da fuoristrada. sembra bello robusto... è un Balbi vecchio come il cucco ma proprio per questo l'ho preso. Non si badava tanto ai materiali nel 1985.

Intanto è venuto ad aiutarci Marco Veglia, un amico con cui disegno le barche, è un ragazzo molto in gamba ed è diventato un progettista molto bravo sia nella vela che nel motore. Ne è passata di gente "sotto" il vecchio Ugo, ma vedo che poi trovano lavoro perché sanno veramente quello che fanno per averlo fatto con me prima nella realtà e forse anche con l'esperienza acquisita qui. È una grande soddisfazione vederli lavorare così bene e trovare consenso.

A presto, Vittorio.

25/12/2007 • Buon Natale a tutti

Noi siamo sempre qua chiusi nella nostra cella frigorifera trasformata in cantiere. Sono andati via tutti da Valdichascio, oppure sono arrivati i parenti. Io e Maurizio siamo qui da soli ma c'è allegria e si vedono i risultati.

Oggi laminato il sandwich nei prossimi giorni si finirà lo scafo e poi in qualche giorno faremo paratie e altri rinforzi prima di chiudere le nostre quattro metà e trasformarle in 2 scafi.

Buon Natale a tutti, Vittorio.

21/12/2007 • Levataccia alle 04:30 e via per Pordenone

L'azienda produttrice di tubi e alberi in carbonio Triana mi ha fatto traverse, tubi terrazze, boma, bompresso, barre timoni, barra di collegamento e pochi altri tubi, in autoclave con radiografia di controllo, il tutto su specifiche di Sito Aviles Ramos, il progettista. Bella azienda, bella gente ed efficienza, sono molto contento di aver scelto loro e sono sicuro che li vedrò spesso in futuro. Non abbiate paura se vi servono bompressi tangoni ecc in carbonio perché si sono organizzati per dare una tecnologia molto sofisticata ad un costo perfettamente abbordabile.

In cantiere abbiamo appena finito di fare la prima pelle sul secondo scafo, andiamo molto più spediti e credo che per la fine delle vacanze dovremmo farcela a finirlo. Sono belle giornate nella nostra vallata, non fa neanche freddissimo e si lavora come bestie dalle 6 del mattino alle 8 di sera. Vogliamo farcela nel tempo previsto e non molliamo.

Voi divertitevi anche per noi Vittorio.

19/12/2007 • Anche Citroen per il record

Oggi è stata un ottima giornata, riunione con Audemars Piguet e Citroen per stabilire le linee della comunicazione comune e per la presentazione al pubblico.

Ebbene sì, ragazzi, Citroen entra come secondo partner finanziario e come fornitore di un bellissimo C-Crosser che useremo per trainare il carrello con la barca da Milano a Dakar via Svizzera e Francia e per tornare indietro.

Un'avventura nell'avventura che necessita di altra attenzione e preparazione.

Le auto e i viaggi in fuoristrada sono la mia seconda passione, poi ci sono già stato un paio di volte a Dakar in macchina, e allora non c'era neanche la strada.

Domani viene James Taylor (il fotografo) e facciamo un po' di foto fuori contesto: neve, colline, barca. E' un amico, come Gerolamo di INTV, Max Procopio di Mediapartner e Fabrizio di Kaoma. E per forza, sennò chi mi sopporta, non basterebbe l'ingaggio più alto del mondo.

In questi due giorni di media e sponsor ha tirato il carretto mio figlio Nico e mio cugino Beau....c'era da dare la cera. ".....metti la cera, togli la cera Daniel San....." lo hanno ripetuto per tutto il pomeriggio.

Lo so anche se non c'ero...a dare la cera. Ciaoooooooo!

18/12/2007 • Fuori uno!

Finalmente abbiamo finito di laminare il primo scafo, ieri l'abbiamo estratto e abbiamo iniziato a preparare lo stampo per il secondo.

Sì, lo so, siamo in uno spaventoso ritardo per le date previste, ma non per il nostro appuntamento con il vento.

Royal Oak ha adesso una forma, è molto "cattivo" esattamente come volevamo, ma è anche una barca di nuova generazione ben più alta dall'acqua dei classici cat da spiaggia e con i volumi distribuiti nei posti giusti. Ogni tanto mi scoraggio un po' perchè sembra non avere mai fine, ma ricevo tantissimo supporto da tutti voi che leggete e ci date moltissima forza.

Mauri è stanchissimo e adesso va a casa un paio di giorni, la previsione è Natale e Capodanno in cantiere, del resto io non mollo un giorno dal 17 settembre... diciamo che mi sto allenando a soffrire.

Fiberfoam ha finito il tubo dell'albero in Austria e lo manda a Vincent Jezequel, già il figlio del famoso progettista Alain. Vincent ha un cantiere dietro Scarlino e si è fatto vivo attraverso il sito per propormi il suo aiuto. Adesso inizio a portargli l'albero e poi vediamo se viaggia, veloce gli porterò altri pezzi come terrazze, boma, bompresso.

C'è fermento attorno alla nostra storia, un grande interesse di gente e giornalisti.

Questa settimana dovrebbe venire James Taylor a fare delle foto un attimo più professionali per farvi vedere meglio.

Adesso vado in cantiere, ne emergerò a notte fonda.

Un saluto a tutti.

P.S c'è mezzo metro di neve da tre giorni e se non era per il mio vecchio fido Patrol si sarebbe fermato tutto. Alla mattina devo farmi 4 chilometri in salita di sterrato innevato al limite di non farcela, e la sera vado giù per queste lastre di ghiaccio. Prima o poi mi prendo un albero in mezzo al cofano. Pensate che le gomme le ho comperate nel Sahara spagnolo 5 anni, fa mentre andavo in Senegal, ma era un'altra storia. Mi ero messo in testa che non mi interessavano più le barche.

Dopo 4 mesi di viaggio, disegnavo le barche in scala uno a uno sulla barca e poi mi ci sedevo dentro.

Sono tornato in 7 giorni, Gambia-Gubbio e sono in mare da allora.

Vittorio.

14/12/2007 • Pim e Benoit belle record!

Cari Amici,

come avrete seguito e forse notato sul sito il tempo sul mio Royal Oak è passato a 11 giorni, 11 ore e 25 minuti. Sono stati in gambissima, dei veri professionisti, soprattutto nella scelta dell'imbarcazione. Tutti, quando abbiamo visto quelle orribili panchine e i volumi della barca, ci siamo chiesti "ma dove vanno questi?". E invece no: hanno avuto ragione loro.

La differenza tra i due precedenti tempi segnati e il loro sta in mille particolari indipendenti dalla forma della barca. Si vede che è gente che già sa cosa aspettarsi e prende le necessarie contromisure. Mentre le imprese precedenti - di grande valore sportivo - sono assolutamente amatoriali, questa è figlia di una filosofia professionale e di un'esperienza diretta della navigazione e della costruzione di multiscafi oceanici...

Si vedeva dalle barche che non c'entravano niente con quello che dovevano fare: troppo basse sull'acqua, volumi scarsi, troppo cariche, vele sbagliate. Grande attenzione alla teoria e poca esperienza pratica. Niente di male solo che d'ora in poi sarà sempre peggio... o "meglio" a mio modo di vedere.

Già per me diventa un obbiettivo quasi impossibile, anche perchè vado da solo. Benissimo. Si alza il livello della sfida, quello che piace a me.

Io non sono uno che deve vincere, sono uno che si mette alla prova ogni volta di più. E più difficile è il traguardo, meglio è. La parola vincente è per me tra le più odiose al mondo e i risultati arrivano di solito se non c'è l'affanno di doverlo fare a tutti costi.

Un'altra riflessione è che è nata la Mini dei multiscafi e speriamo che rimanga una corsa libera senza organizzazioni di regata, Isaf, associazioni di classe e altri avvoltoi che mangiano sulle performance fatte da altri oltre l'orizzonte.

Pim e Benoit belle record!! Vittorio.

07/12/2007 • Royal Oak. Pezzi costruiti ora all'assemblaggio

Si avanza spediti, lunedì è tornato Maurizio, un po' più riposato.

Qui in cantiere abbiamo laminato tutte le paratie per i due scafi e le stiamo posizionando sul primo.

Facciamo fatica a capire come siamo messi esattamente con i tempi, perchè abbiamo organizzato il lavoro per fare tutti i pezzi della barca completa prima, e abbiamo praticamente finito, e adesso dobbiamo assemblarli e montarli tutti.

Walter Bandini di Triana, che mi fornisce tutti i tubi in carbonio per traverse, terrazze, boma, bompresso ecc., mi ha chiamato per dire che loro hanno quasi finito, è un ottima notizia.

L'albero fatto da Scott Anderson in Austria come tubo, perchè ha lo stampo giusto, e da Velscaf dell'amico Franco Manzoli come finiture, è la cosa che mi preoccupa di più.

La barca ha aspetti innovativi, che non avete visto su nessun catamarano né grande né piccolo e questo complicherà un po' la messa a punto. Vediamo... Intanto qui si lavora sempre minimo 10 ore, più normalmente 12, io viaggio già a ritmi da regata e cioè dalle 6,30 del mattino fino alle 2 e spesso anche 4 del mattino seguente tra cantiere, forniture e ufficio. Non abbiamo molta scelta e abbiamo invece molta voglia di farcela.

Alla prossima, Vittorio.

01/12/2007 • In cantiere con l'oceano nella mente

Ieri è stata una giornatona.

Queste storie qui sembrano bellissime dall'esterno ma sono sempre molto dure nella realtà del cantiere. Alla fine per un giorno di mare a 30 nodi, ne fai un infinità a costruire o riparare la barca.

Qui nel piccolo cantiere del Team Malingri, immerso tra le nostre bellissime colline, si viaggia a ritmo molto sostenuto. Se non hai negli occhi costantemente la spiaggia del Senegal e quella della Guadalupa, non capisci perché devi lavorare così tanto e in mezzo a cosi tante difficoltà.

Oggi ammutinamento.....e mi sono ritrovato solo con la pelle interna da fare.

Troppa stanchezza, ma non disperate che si aggiusta tutti ed in tempi brevi. Sono ragazzi!!!

Ma quanti casini ho visto nei cantieri, non ne avete idea. Il problema è che non è una storia comune e che spesso uno quando si impegna pensa solo alla parte bella e divertente e mai a quella faticosa e ai sacrifici.

Il concetto di solito è semplice: costruiamo una barca per navigare in estremo chissà dove, qualsiasi cosa succeda in questo cantiere sarà determinante per la velocità e la sicurezza. Il tempo giusto a disposizione non c'è mai, e non ci sono scuse ne problemi che possano fermano la costruzione ma isolo iniziative e forza lavoro che concluda "per tempo" scavalcando qualsiasi problema.

Per sopportare tutto ciò esiste solo la sicurezza, ben radicata dentro di te, che tu un giorno starai planando giù da un onda su quella barca.

Questa è la risposta per quelli che mi hanno chiesto in tutti questi anni come si fa a diventare un navigatore oceanico o entrare in questo mondo, si soffre e ci si sacrifica totalmente, non c'e più la mamma, la fidanzata, il sabato e la domenica, le ferie. Ci sono solo due date: quella in cui ti mettono in condizione di iniziare e quella del giorno in cui devi partire. Nel mezzo, non ho mai trovato il tempo necessario ma comunque siamo partiti tutte le volte. Se scegli questo mestiere hai smesso di vivere e chi lavora con te anche. E poi il cantiere con la messa a punto, e poi le riparazioni, e poi la modifiche , e poi un giorno quel tipo burbero che chiamo capo decide che adesso si ricomincia con una barca nuova.

Chi ci lavora seriamente già lo sa in partenza com'è: uno schifo faticosissimo per un tipo che non molla mai, che ce la fa più di te sempre e comunque. Che non fa molti giri di parole quando ti deve dire qualsiasi cosa, che ha visto e pensato e già vissuto con la mente in un istante, mentre tu dai una scalpellata al pezzo, 800 implicazioni di quella scalpellata.

Qui vorremmo costruire un team oceanico, non siamo una one man band. Ci sono da fare tante cose per il futuro, sopratutto crederci, coinvolgere aziende e pubblico per dire la nostra in campo internazionale in qualsiasi classe oceanica si abbia voglia e sia giusta per correre e comunicare.

Tutto inizia da un pennello e della resina. Se tra voi, che leggete, c'è qualcuno che ha una minima esperienza di composito ed una un po' più grande nel lavorare con le mani e un mese e mezzo di tempo qui trova, tetto minestra e da fare esperienza.

Comunque la pelle interna è fatta e molto bene anche. Sono arrivati per caso mio figlio Nico e mio cugino Beau, 16 e 18 anni, e mi hanno dato una mano loro fino a tardi.

Tutto Ok vuoto a -7, temperatura raggiunta e stamattina era tutto perfettamente secco.

Adesso vado fare le paratie.

Il vento giusto non aspetta nessuno.

Alla prossima, Vittorio.

02/03/2008 • In partenza per Les Brassus

Cari amici scusate la lunga assenza dalle pagine di questo diario.

La barca è finita, la presentazione a Milano è andata bene, sembrerebbe, e siamo tutti molto contenti. Purtroppo la lista delle cose da fare è ancora lunga e siamo sempre molto tirati con i tempi. Le prove sul Trasimeno sono state utili ma solo per una messa a punto generale del piano di ponte e del rigging. Non c'era vento e l'unica cosa che siamo riusciti a vedere è che l'albero di Fiberfoam finito da Vincent Jezequel va benissimo, le vele di Neil Pryde con i tessuti della Dimension Polyant sono stupende e giuste per il nostro Royal Oak. Soprattutto il gennaker leggero da lasco e lo spi asimmetrico piccolo saranno le più utilizzate nella traversata. Adesso stiamo montando gli strumenti, il pilota automatico, il gps fisso, il sistema di ricarica con i due pannelli solari.

Il 5 e il 6 marzo saremo a Le Brassus, in Svizzera, in visita alla sede Audemars Piguet.

Il 7 marzo invece a Parigi allo Show Room Citroen in Champs Elisée.

Poi andremo a Canos de Mecca, vicino a Cadice, per gli allenamanti.

Stiamo anche preparando la nostra Citroen C-Crosser per il viaggio africano, molle più dure per il peso del carico e del carrello, taniche, verricello manuale, piastre da sabbia, pezzi di ricambio che la Citroen Italia, di via Gattamelata a Milano, ci sta preparando. Sono molto contento dell'auto che si è rivelata molto più "cattiva" di quanto suggerito dai più. Specialmente la trazione è eccezionale su fango, neve e fondi scivolosi in genere e quindi credo che anche per quanto riguarda la sabbia non ci saranno problemi.

Domani selezioneremo i materiali da caricare sul carrello e caricheremo tutto, stanotte stiamo facendo il terzo timone di scorta.

Io ho iniziato a mangiare di più e a dormire di più perché devo reintegrare un po' di ciccia, che poi sparirà di nuovo nella navigazione e ricaricarmi degli sforzi fatti nei 4 mesi di costruzione. Un incubo, spero di non passare mai più in vita mia un periodo simile... però il risultato è notevole.

Se andate a visitare i siti di chi, prima di noi, ha costruito e preparato barche per questa impresa vedrete che le costruzoni vanno dai 2 ai 4 anni. Noi ci abbiamo messo solo 4 mesi e siamo molto orgogliosi per questa performance perché la barca è stata giudicata molto ben fatta da tutti gli esperti che l'hanno vista.

Almeno questa parte l'abbiamo vinta, abbiamo lavorato a tempo pieno con ritmi impossibili per chiunque non abbia un obiettivo da raggiungere a tutti i costi.

Giornate da 15-18 ore, io non ho mai fatto un giorno di festa dal 17 settembre 2007, neanche Natale o Capodanno e il Mauri ne ha fatti una decina -- non gli regge la pompa allo sbarbato :)

Sono molto contento di aver lavorato con lui perchè – a parte un breve periodo nel quale si è reso conto che prossimamante deve dire di no a chiunque gli proponga di nuovo una storia simile – c'è sempre stata allegria e determinazione. Davvero non potevo avere un compagno migliore.

Adesso si parte e finalmante si va in acqua salata, in Atlantico appena fuori dallo stretto di Gibilterra. Non vedo l'ora di farmi quattro salti su delle onde vere e vedere come va.

Vi tengo informati, d'ora in poi con più assiduità visto che le giornate lavorative sono diventate di solo 12 ore!

A presto, Vittorio.

07/02/2008 • Quasi finita...

Cari amici,

ce l'abbiamo quasi fatta... io e Mauri siamo stanchi ma contenti.

Royal Oak sta per vedere la luce: stiamo facendo gli ultimi particolari in carbonio, le scasse dei timoni e il movimento dei timoni. Manca il montaggio delle ultime attrezzature. L'albero è a Scarlino (Follonica) e Vincent Jezequel sta facendo gli ultimi particolari.

Oggi ho firmato un contratto con l'editore Longanesi per un libro che in cui racconterò questa mia piccola grande impresa velica (piccola solo per la dimensione della barca!). Si chiamerà LA GRANDE ONDA e uscità nella collana i Libri del Mare. Questo libro, con la scusa del record, sarà anche un po' la storia della mia vita, una vita passata a planare... sulla grande onda. Ci saranno capitoli di vero e proprio diario alternati con tutte le mie svariate avventure marinare, raccontate in flashback: le vittorie le amicizie gli incontri ma anche le sconfitte le delusioni i naufragi (tre).

Se tutto va bene il 28 febbraio alle ore 11 faremo il battesimo ufficiale di Royal Oak a Milano. Per poi partire i primi di marzo per Les Brassus (CH), sede storica di Audemars Piguet e da lì andare a Parigi per la presentazione di Royal Oak trainato dal C-Crosser nello showroom Citroen su Champs Elysées.... e da lì fino a Dakar!

Ora non ho più tempo! Alla prossima settimana.

Ciao a tutti, Vittorio.

21/01/2008 • Darci dentro di brutto

Cari amici,

scusate la lunga assenza ma abbiamo dovuto darci dentro di brutto. Al momento i due scafi di Royal Oak (Royal e Oak) sono finiti, giuntati, carteggiati e pronti per la verniciatura.

Abbiamo fatto le due derive e stiamo facendo le scasse, da inserire negli scafi. Domani iniziamo i timoni.

Neil Pryde sta terminando le vele che sono bellissime nel loro disegno, un mix tra wind-surf e vela oceanica. Anche nelle vele ho voluto soluzioni inedite a bordo dei piccoli catamarani perché l'utilizzo di Royal Oak è talmente specifico e diverso da quello abituale di questi piccoli scafi.

Con Pierre Lasnier abbiamo fatto una nuova osservazione meteo generale legata al 2008. Alla fine abbiamo posticipato il tentativo tra fine marzo e fine aprile anche se o spero di essere a Dakar già dal 10 marzo. Oggi sento Vincent Jezequel per vedere a che punto è con l'albero e poi Sito bisogna che mi mandi i disegni del timone...

Devo trovare il tempo per comperarmi una rete da pesca per un pezzo del trampolino. Francesco Mura, il costruttore di Cotonella di Ciccio Manzoli e abile velaio, si sta occupando di trampolino terrazze e ripari per il timoniere.

Insomma a parte le diecimila cose di cui mi sono sicuramente dimenticato, più o meno dovrebbe convergere tutto a fine mese per l'assemblaggio finale.

Spero di trovare il tempo di andare in acqua prima della presentazione e iniziare ad allenarmi. Non vedo l'ora!

A presto, Vittorio

06/03/2008 • Amici della precisione

Cari amici, ieri sera ci siamo inerpicati sulle colline svizzere, a sud del lago di Ginevra. Paese meraviglioso, sembra la terra delle Cronache di Narnia (sono un esperto di film per bambini). Accolti con mugnificenza nel discreto ma curatissimo Hotel des Horloger (di proprietà Audemars), ci siamo riposati per la prima volta dal 17 settembre 2007. Ronf, ronf, zzzzzzzzzzz!.

La mattina verso le 6, -11° C, abbiamo fatto colazione e verso le sette (-8°C) abbiamo iniziato il montaggio della barca, in mezzo alla neve e sotto un vento gelido, di fronte alla manifattura Audemars Piguet.

Verso mezzogiorno (-5°) abbiamo avuto il piacere di conoscere il consiglio di amministrazione e la proprietà... fantastici: persone estremamente simpatiche e alla mano. Tra risate e scambi tecnici – credo che una grossa parte degli impiegati e del managment di Audemars abbia una sincera passione per la vela e possieda un numero di catamarani bellissimi in carbonio con cui partecipa alle regate sul Lemano, Bol d'Or e via dicendo, – abbiamo scattato un po’ di foto assieme e pranzato. Nel pomeriggio ho visitato la manifattura e credo che la mia vita non sia più la stessa.. almeno la parte che riguarda la precisione, l’organizzazione, la pulizia e la passione nel mondo del lavoro.

Credetemi questo è il mio sito, non ho paura di niente e nessuno mi obbliga a dire queste cose, potrei benissimo stare zitto, ma ho una squadra di cui sono molto orgoglioso e, oltre a Maurizio, la produzione video e l’ufficio stampa, ci sono due aziende di cui sono estremamente orgoglioso. Mi ci ritrovo “dentro” molto più di quanto io stesso pensavo.

Tornando alla Svizzera. Si entra come in un laboratorio di microbiologia da film: camera asettica, macchinetta che ti mette le scarpe di plastica, camice e via altra porta automatica, poi si entra in quello che è il laboratorio più organizzato che io abbia visto in vita mia.

Il lusso senza anima non è niente, ve lo dice Vittorio Enrico Gerolamo Malingri, conte di Bagnolo, meglio conosciuto come Ugo, una persona molto semplice e alla mano, a dire il vero un rozzo marinaio, ma con un background che non ho sposato ma di cui non mi vergogno e che mi ha dato tanta cultura e opportunità.

Lo scintillio della passione negli occhi e nelle parole di un orologiaio anziano che infila le lancette nell’asse di un quadrante del modello fatto per Shaquille O'Neal, il campione di basket: un’anima profonda e antica. L’entusiamo di Julien, giovane responsabile di progetto bretone, che quando non fa la sua parte alla Audemars Piguet fabbrica alianti di carbonio e vola: un’anima giovane e appassionata per la meccanica e le costruzioni belle e precise. L'entusiasmo di un altro Julien, il direttore del reparto tecnico, non ha confini quando mi mostra tutto il laboratorio e le foto del suo Formula 28: un’anima di marinaio, come la mia.

Io ho un Royal Oak di cui vado fierissimo e spero di tenere tutta la vita, perché ha un’anima: quella del record che sta per tentare.

Audemars Piguet patrocina tra l'altro anche LadyCat, un tri/cat bellissimo e fucsia di tutte ragazze, tra cui Miss Bertarelli e Karine Fauconnier… lì purtroppo non mi fanno salire!

Nella notte ci allontaniamo dalla terra delle favole, tutti colpitissimi dalle persone che abbiamo incontrato, pieni di regali e con una forza in più al nostro attivo. Non stiamo facendo un lavoro per loro, ma stiamo facendo un’impresa assieme a loro.

Maurizio, che viene da Famagosta, un quartiere periferico di Milano, è rimasto impressionato, come me del resto, dalla simpatia, dallo sguardo e dal calore delle domande di una bella signora, alta e magra, capelli grigi, vestita sportivamente in modo sobrio.

"Chi è la quella signora?", mi chiede Mauri "perché si vedeva che non mi parlava per circostanza ma con sincero interesse nella nostra impresa".

Rido dentro di me. "Mauri quella è Madame Audemars... la proprietaria!"

Arrivederci Le Brassus, arrivederci amici della precisione, del gusto e della passione, arrivederci Audemars Piguet, torneremo al più presto per navigare volare e ammirare natura e cose belle del vostro meraviglioso paese.

A presto, Ugo

07/03/2008 • Vai, frusta il C-Crosser...

La notte scorre sopra il nostro convoglio, auto con bagagliera e baule rasi di materiale e bagagli. Attaccato dietro un carrello di 8 metri con una barca e un cantiere smontati coperti da un telone. Sotto le ruote, ghiaccio, neve, i soliti -10°. Gomme ordinarie, abbastanza consumate, carico massimo. Siamo saliti a Les Brassus ieri nelle stesse condizioni, ma almeno era giorno, ora è notte e la gelata è totale. Da Citroen Italia erano preoccupati e volevano montarmi delle gomme termiche.

Siamo saliti e abbiamo ridisceso le Alpi, prima dal San Bernardino (dove non ci hanno fatto passare perché la barca non aveva documenti e il tipo alla dogana era messo veramente male con la testa) e poi dal Monte Bianco. Poi tutti su e giù dai colli a sud del lago di Ginevra e poco fa in discesa dalla Svizzera fino in Francia.

Neve ovunque e... le catene sempre nella loro scatola nella bagagliera sul tetto, assieme a piastre da sabbia, binda, verricello manuale, cime e pulegge e tutto quello che potrebbe servirci per trarre d'impaccio il nostro Citroen C-Crosser e il carrello.

Ragazzi ho capito che voi dovete comunicare che si tratta solo di un’auto, magari più robusta, con la trazione intelligente che coinvolge le gomme posteriori quando quelle anteriori slittano, voi insistete che non è un fuoristrada, ma io che la uso da oltre 20.000 km nei boschi dove abito, nelle autostrade e in questa tappa montana non la penso più così. Per fortuna sotto il sedere abbiamo un’auto che si lascia dietro tutti i suv e una buona porzione dei finti fuoristrada.

Ci dirigiamo verso la seconda tappa della nostra avventura terrestre, quella che mi mette più alla prova e che mi sono cercato per nutrire la mia seconda voglia di viaggiare. Quella attraverso i continenti.

Mauri dorme dietro, Adam, mio nipote e cameraman della spedizione in questo tratto europeo (lui vuole essere chiamato producer) è seduto nel posto del passeggero e, mentre controlla con il suo navigatore la precisione di quello di serie installato sul C-Crosser, parla e mi tiene compagnia. Si parla di famiglia, della sua e della mia infanzia, si scambia tutto quello che non si fa mai in tempo a dire normalmente. Il catalizzatore di questo momento è il viaggio: i begli incontri che abbiamo fatto e faremo per strada. Intanto l'ottima raclette che ho mangiato stasera inizia a telefonarmi dallo stomaco... Il nostro obiettivo è Parigi, e in particolare il C42, lo showroom Citroen su Champs Elisèe.

Sosta verso le due di notte sosta e partenza alle 7.

In tarda mattinata entriamo in città. Noi si gira il mondo come i bambini, è tutto nuovo anche se ci siamo già stati, si ride continuamente e si attacca bottone con tutti. Ma non solo, la Svizzera, la Francia e poi la Spagna, che toccheremo domani e che conosco bene, ci ricordano continuamente che stiamo buttando nella spazzatura la nostra Italia, e solo perchè continuiamo a non pensare che è un paese di ognuno di noi e non di qualcun altro.

Una volta davanti a C42 restiamo di stucco, è bellissimo, un palazzo di 5 piani tutto vetri spigolosi che contiene un albero tecnologico con a ogni piano una vettura. Una Citroen DS "transformer”, scultura animata moderna, dalla sua antica forma di "squalo" si trasforma in un’installazione alta 19 metri. Sui rami dell'albero, piattaforme rotanti, sono posate le più belle auto che hanno fatto la storia di Citroen nell’avventura. All'ultimo piano i semicingolati voluti da André Citroen per trasportare per la prima volta delle auto all'esplorazione di Africa e Asia. Sotto la mitica Ds da rally, più sotto la 2cv da raid con cui i ragazzi appena più grandi di me hanno vissuto un’epopea di viaggi africani.

Sotto ancora la C4 di Loeb, campione del mondo rally, anche quest'anno fino alla C2.

Insomma qui al C42 si cambia allestimento ogni due mesi, ed è strano ma bellissimo che oggi, il giorno della nostra visita a Parigi, si parli di rally, fuoristrada avventure ed Africa. Me l’ha detto più di uno, ultimamente: "Vittorio questo è il tuo anno!!!" Go south now! Molliamo ’sti - 1°, - 5°, - 10° per i +30° che pare ci siano a Cadice!

Vai, frusta il C-Crosser... ma chi è stato in Citroen che ha caricato i 20 megabyte di musica a disposizione con tutto questo Country?

Ciao, Vittorio.

Sono felice di essere qui, siamo dentro un parco nazionale, fuori casa dune di sabbia, pineta mediterranea, bestiame al pascolo.

Sull'orizzonte il mare, che aspetta impaziente Royal Oak per metterlo alla prova.

Domani arrivano Valentina e due dei miei figli, Nico e la piccola Nina, il mio tesoro più grande.

Sono felice, per tutto questo abbiamo lavorato come pazzi per mesi.

Adesso siamo noi, la nostra avventura, le persone che amiamo di più, la bellezza del mare, della natura e degli oggetti che ci circondano.

Io e Maurizio siamo soddisfatti, ogni volta che possiamo lo sguardo sul gioiellino di barca che abbiamo costruito siamo pieni di orgoglio e soddisfazione per non aver mollato mai. Sicuramente non è finita perché mancano ancora tante cose da fare ma si tratta di lavori quasi divertenti.

Ancora un piccolo sforzo e si parte, in planata.

Vi tengo informati.

Vittorio.

Tra un paio di giorni dovremmo essere in acqua e avremo possibilità di testare tutto in una situazione simile a quella che incontrerò in Atlantico. Effettivamente basta allontanarsi da costa verso il centro dello stretto per incontrare situazioni che possono essere peggiori di qualsiasi tempesta in mezzo all'Oceano. Venti di oltre 60 nodi e onde ripidissime di qualsiasi grandezza. Basta aspettare il giorno giusto. Ieri abbiamo incontrato anche il terzo compagno della nostra avventura terrestre. Cesare Grassotti, al secolo "Cesar" (pronuncia “Sisar”), che è un mio grande amico.

Cesar vive qui da quando l'ho scaricato da un viaggio di ritorno alle Canarie.

Anche per il Luca è cosi, con lui facemmo addirittura naufragio, nel 1988, a bordo del mio Moana 33. Da allora non se n'è più andato. Ma queste sono altre storie.

20/03/2008 • Immaginare la paura

Prosegue la preparazione di Royal Oak, qui a Casa Maximon nella pineta del parco nazionale di Capo Trafalgar a Los Canos De Meca. La barca sotto il punto di vista progettuale e per quanto riguarda le vele va benissimo. C’è troppo albero ma ho riduzioni molto forti nella randa e nel fiocco. Mettere una delle 4 vele da bompresso da solo con vento è ancora un suicidio. Ho continuato ad ottimizzare il piano di ponte, che era un po’ troppo "radical" per una barca in cui non puoi mai mollare il timone e devi essere velocissimo a fare qualsiasi manovra.

Intanto Maurizio sta facendo due derive, una per rimpiazzare quella rotta durante la prima uscita e una di ricambio. Stiamo lavorando per potenziare il sistema di raddrizzamento. Sono in arrivo le mute stagne e il resto dell’abbigliamento tecnico da Neil Pryde e gli ultimi materiali dall’Italia.

Piove a dirotto da due giorni mentre tra Dakar e Guadalupa persistono venti leggeri, variabili e anche contrari.

Per la prima volta in tutti questi mesi sono completamente a terra. Probabilmente mi è scesa la tensione che mi ha sostenuto senza sosta in tutti questi mesi di costruzione, le prove in mare mi hanno messo di fronte alla reale portata dell’avventura e la barca è al suo primo viaggio.

Leggevo prima il libro di Alex Bellini e devo dire che mi ritrovo moltissimo nei suoi sogni, nella sua caparbietà nel raggiungerli e nella suo vivere la realtà dell’avventura. Credo che la lettura del suo libro mi possa aiutare a recuperare il coraggio necessario e le motivazioni che mi hanno spinto ad arrivare fino qui. Un aspetto comune di chi sogna e prepara avventure è la capacità di viverle immaginandosele attraverso i racconti di altri, lo studio della geografia e della storia.

Ma soprattutto la propria immaginazione, specialmente se si ha l’esperienza, come me, di tante altre navigazioni.

Ancora più che nei mesi passati la mia testa vive, in una simulazione sempre più reale, momenti di navigazione, manovra e pericolo. Ho paura 24 ore al giorno, tutti i giorni, dalla prima uscita.

Era così prima del Vendée Globe, era cosi prima della prima Ostar, era cosi prima della maturità, del matrimonio, della nascita del primo figlio.

La domanda è sempre la stessa. Ma io ce la farò?

Lo saprete nella prossima puntata.

Vittorio.

08/03/2008 • Fuori... l'Atlantico

24 ore dopo aver lasciato Parigi arriviamo a Canos de Meca, nella nostra base sull'Atlantico.

Qui siamo a una trentina di chilometri da Cadice dove si trova davvero tutto per la nautica, a meno di 1 km, in linea d'aria dal famoso Cabo Trafalgar, che con il suo raggio illumina la nostra finestra. Casa Maximon, del mio amico Luca, è sempre stato il mio punto di riferimento in Atlantico... il vicino porto di Barbate, ben attrezzato e dove faccio tappa mentre compio traversate in entrata e in uscita dal Mediterraneo, lo stretto di Gibilterra e davanti a noi, sullo sfondo Tangeri e il Capo Espartel e qui fuori l'Atlantico!

Luca e Malù ci hanno sistemato in due appartamentini che tengono per l'affitto e ci hanno messo a disposizione tutto quanto, giardino, piscina, garage.

La barca e il cantierino sono nelle stalle, adesso vuote. Sembra fatto apposta per noi. Già dal giorno che ho concepito questa avventura la tappa qui era stata messa in preventivo. Lo stesso faranno, al ritorno dal Senegal, Mauri e Cesare con auto e carrello. Lasceremo qui anche una parte delle attrezzature, cercando di alleggerire al massimo il carico. Abbiamo avuto modo ieri di provare il C-Crosser sulla sabbia, in un fuoristrada abbastanza impegnativo. Lo abbiamo portato volutamente al limite, fino all'insabbiamento totale. Vogliamo conoscere i nostri limiti. Morale l'auto da sola problemi non ne ha, arriva dove arriva qualsiasi fuoristrada. Il problema rimane il rimorchio e il suo peso e per quello non c'e che la leggerezza.

Nella stalla di Casa Maximon, abbiamo già iniziato gli ultimi lavori di messa a punto: piastra per strozzascotte su entrambi gli scafi, dove saranno rinviate parecchie manovre secondarie da tenere a portata di mano, pallone di galleggiamento in testa d'albero, montaggio batterie, pannelli solari e strumenti.

28/03/2008 • Quarzazate, Marocco

Siamo sbarcati in Africa ieri verso le quattro del pomeriggio, a Tangeri. Dopo un paio d’ore di dogana, e ci è andata di lusso, il nostro C- Crosser è uscito dal porto e si è perso nei meandri della città. Dopo aver cambiato un po’ di soldi, siamo partiti immediatamente verso il sud, per l’autostrada della costa Atlantica. Meno di un'ora dopo avevamo già le gambe sotto un tavolo appoggiato alle mura della vecchia città spagnola di Larache. Dopo cena e dopo molti tè verdi, siamo arrivati a Marrakech attorno alle quattro del mattino. Abbiamo parcheggiato vicino alla grande piazza centrale e, mentre Maurizio e Cesare hanno intrapreso un'esplorazione della vita notturna della città, io Marco e Luca siamo svenuti dentro il C-Crosser.

All’alba ho preso un caffelatte con il proprietario di un bar che apriva in quel momento e poi ci siamo seduti a vedere la città che si animava: impiegati e operai verso il posto di lavoro, commercianti che aprono i negozi, studenti verso la scuola. Ovunque nel mondo è così, però vederlo in un paese straniero mi dà sempre la giusta direzione per capire con chi ho a che fare. Mi piace molto il Marocco e i marocchini sono gente in gambissima, cordiale, gentile, intraprendente: stanno cercando di costruire per se stessi una realtà migliore. Un'oretta più tardi Marco e Luca sono tornati dalla loro caccia di immagini e Mauri e Ceasar da quella di emozioni.

Il programma di oggi prevedeva una diversione di strada per rivedere il Marocco più autentico e infatti appena usciti dalla città abbiamo preso una stradina e un'ora dopo stavamo salendo verso i 2000 metri e la neve del passo Tiz In Tichka a 2260 metri sull'Alto Atlante.

Per me è tutte le volte come se fosse la mia prima visita.

Queste montagne sono un paradiso, c’è dentro la Svizzera, ma anche l’Afganistan, l’Himalaya, il Kurdistan, che bello sarebbe poterli visitare.

Che brutto non poterlo fare perchè sono posti in cui la gente si ammazza.

Ci siamo fermati a mangiare a Taddart vicino al passo, pasto ottimo e abbondante. Simpatia a piene mani, inevitabili allusioni al calcio italiano, i marocchini sono dei gran tifosi.

Verso le due abbiamo iniziato la discesa verso il deserto del Sahara che comincia qui in cima alle montagne. Pietraie, villaggi di case di fango e paglia, un fiume che porta a valle l’acqua delle nevi fino a Ouarzazate – 110 km più a sud – portando vita in tutta la vallata e nel deserto sottostante.

Siamo qua e ci guardiamo attorno, ancora non ci crediamo… siamo qua e ci guardiamo attorno. Royal Oak, in mezzo al deserto dopo aver scavalcato le montagne per la seconda volta della sua vita, prima il San Bernardo in Svizzera (dove non ci hanno fatto passare con la barca), poi il Monte Bianco e adesso l’Atlante e il passo Tiz In Tichka.

Ma è una barca? Siete proprio sicuri? Io sì. È la mia barca, quella da corsa, l’altra mi aspetta sul molo di Olbia per un mare di altre avventure.

Vittorio

02/04/2008 • In Senegal

Siamo arrivati, e l’ultimo pezzo è stata proprio dura.

Siamo scesi per il Western Sahara e per la Mauritania a palla di fucile, con il nostro C-Crosser che ha trainato Royal Oak e il suo pesante carrello... panorama bellissimo, umanità desolata e triste.

Alla frontiera di La Guira tra il Marocco e la Mauritania siamo passati in scioltezza dalla parte marocchina, e un po' più avventurosamente in quella Mauritana.

Dopo una notte a Nouhadibou a casa di Abdallah, ex calciatore della nazionale e quindi privilegiato e scolarizzato, ci siamo fatti un’idea della vera situazione Parigi-Dakar.

In poche parole hanno trovato oro e petrolio e hanno tagliato fuori i francesi, facendo accordi con spagnoli e altri. Ragion per cui un assalto e conseguente omicidio di 4 francesi – in gita troppo ad Est e vicino all’Algeria, molto lontano dalla rotte battute e senza guide – commesso con grande probabilità da parte di profughi in viaggio verso l'Europa, ha dato il motivo per tagliarli fuori dalla famosa competizione motoristica. Dopo la Coppa America, affonda la Parigi-Dakar che si rumoreggia, sarà traslocata in Sud America.

Ho saputo che i ragazzi di Alinghi si sono ribaltati su Foncia, il trimarano di Alain Gautier durante un allenamento. Niente di strano era successo anche a noi, anche se in una situazione piu’ complessa perché eravamo in mezzo all’oceano e non sottocosta. Sono passaggi obbligati quando cerchi il limite e devi prendere la mano su barche non convenzionali come gli Orma 60, veri e propri puledri di razza.. Niente di male, sono barche così e non lo dico assolutamente con stizza ma... prendi e porta a casa spinacce pungenti. Vedrete che anche io non mancherò di "navigare sul ponte" qualche volta durante la prossima traversata.

Fa parte del gioco, cerchiamo di farlo capire anche al pubblico italiano.

Tornando a noi: da Nord a Sud della Mauritania in 13 ore a 120 km/h con il carrello al traino sotto 46 gradi di sole attraverso dune, savane, roccia.

Alla fine abbiamo fatto anche 100 km di vera pista, per dribblare la famigerata dogana di Rosso dove non ci avrebbero mai fatto passare. Poi, grande finale nel parco nazionale di Djama tra varani, fenicotteri, caimani e gente che attraversa di nascosto il fiume per trovare una realtà migliore in Senegal.

Un paio d'ore in dogana e poi via verso la magica Saint Luis e le sue fantastiche senoras che tengono in mano l'economia locale da quando le donne e le mogli dei francesi dell'epoca coloniale si sono incaricate di preservare la ricchezza della città.

La mattina seguente in mezzo alle lunghe piroghe colorate che scaricano il pesce in un panorama variopinto e tra le urla dei marabù che dirigono tutta la vita locale, siamo partiti per Dakar.

La verità ve la racconterò nel mio nuovo libro perché ci tengo a rimanere a piede libero fino alla mia partenza, e a quella dei miei amici Maurizio, Cesare e Luca dal Senegal.

Posso dirvi per il momento che stanotte non ho dormito molto, e che quando sono entrato nel recinto di Le Marinas a Dakar nascondendomi alla vista del continente e preparandomi alla mia fuga per mare, avevo gli occhi umidi e per la prima volta da decenni ho avuto veramente bisogno di sentire la voce di mia madre.

Spesso non si sa cosa c’è dietro queste avventure, e anche se non è niente di eclatante, il rischio è stato grosso nelle terre di nessuno tra il Sahara spagnolo e la Mauritania e nella gestione dell’entrata in Senegal.

Da domani torno a essere solo un marinaio, un navigatore, un padre di famiglia.

Basta con Indiana Jones o Marco Polo come mi hanno chiamato i cubani per anni.... adesso sono di nuovo Corto Maltese.

E tutte queste creole lo fanno sembrare ancora più vero…

Vittorio

21/04/2008 • Una rotta al microscopio

Il Diario di oggi è scritto da Enrico Malingri, fratello di Vittorio e esperto navigatore come tradizione di famiglia.

Analizzando i dati del trasmettitore satellitare di Vittorio, Enrico ha voluto, un po' per gioco un po' per farci vivere più da vicino come funziona la navigazione oceanica, interpretare le medie orarie ricostruendo in una tabella la condotta di navigazione notturna di Vittorio.

Analisi della velocità media e della notte passata di Ugo, basata su:

1. Dati argos

2. Conoscenza biologica del soggetto nelle navigazioni fatte insieme

3. Conoscenza delle fasi dell'Aliseo in Atlantico.

20 > 21=9,03 miglia marine (ancora pistava al buio, forse anche rinforzo vento serale, tipico aliseo)

21 > 22=10,16 miglia marine (come sopra)

22 > 23=7,12 miglia marine (Inizio riposo e un po' di prudenza notturna, forse giro vento da E)

23 > 24=6,83 miglia marine (Come sopra)

24 > 01=7,6 miglia marine (Come sopra con attimo di risveglio e check)

01 > 02=6,3 miglia marine (Riposo e prudenza notturna vento da E, stringe il vento con la rotta)

02 > 03=6,04 miglia marine (Come sopra, riposo intenso, cullato dalla luna quasi piena)

03 > 04=6,03 miglia marine (Come sopra)

04 > 05=10,20 miglia marine (Il vecchio guerriero si alza e accelera. Il suo tipico turno in famiglia è sempre stato dalle 03 alle 06)

05 > 06=10,45 miglia marine (Come sopra)

06 > 07=10,02 miglia marine (Tutto procede)

07 > 08=8,39 miglia marine (Forse riduzione di vela temporanea per mangiucchiare qualcosa, stima della posizione con GPS portatile, contatto con Lasnier).

08/04/2008 • A Dakar

Eccoci qui a Dakar installati nel nostro tee-pee, come chiamiamo il piccolo bungalow. Siamo nel villaggio turistico in disuso, da dove sono partiti Gancia e Miceli e poi anche i grandissimi Benoit e Pier Ives di Archy Factory, attuali detentori del record in doppio.

Royal Oak è in acqua, e abbiamo navigato, ieri sera prima del tramonto, in un'esplorazione della baia. E' stato un montaggio più lungo del solito perchè abbiamo fatto tutto con un po’ più di cura, le siliconature dei bulloni delle traverse, il montaggio del nostro mini-impianto elettrico.

Con le mie solite mani troppo forti ho rotto l’attacco del pistone del pilota e adesso ne abbiamo rifatto uno in carbonio, che ci da maggiori garanzie. Certo che se rompi una cosa che deve timonare la tua barca con le mani non c’è da aspettarsi moltissimo in mare. In effetti, in stile Minitransat, bisogna migliorare la tenuta all’acqua di tutto, con riempimenti di resina, siliconature anche all’interno degli apparati, ecc. I trucchi sono tanti e ci vuole l’eperienza acquisita o “rubata” agli amici navigatori dopo una vita di chiacchiere alle partenze e agli arrivi delle regate oceaniche. Un consuntivo di migliaia di birrette, specialmente quando si parla francese. Ma tutto serve e alla fine confluisce in qualcosa che va a vela, ad oltre venti nodi.

E così siamo partiti in tre, 20 nodi con raffiche a 25, fiocco e una mano e via su uno scafo. Tra risate e lascate di scotta per non ribaltarsi. Ci siamo riusciti poco dopo, sottovento alla spiaggia dall’altra parte della baia. Dopo una corsa folle a più di 20 nodi.

Alla fine siamo rimasti come i gatti, tutti appesi alla terrazza sopravvento. Prima io, Mauri poi Cesare ci siamo tuffati evitando randa e boma. Poi tra le risate e le pacche sulle spalle, abbiamo provato la modifica al tubo di raddrizzamento, che avevamo allungato di un paio di metri. Ok dopo essermi spenzolato un po' la barca si è raddrizzata con la randa a riva, e questo vuol dire che con la randa giù viene su bene.

Ripartiti come schegge verso il piccolo porticciolo che ci ospita, navigavamo nella fioca luce della sera, ad un certo punto abbiamo preso una delle reti filanti che costellano la baia. Cesare il primo verso prua è stato catapultato in acqua e noi siamo passati oltre la rete con la barca a posto. Una volta al vento lo abbiamo aspettato, ma lui non ce la faceva perchè derivavamo veloci. Abbiamo virato e appena le vele sono passate dall’altra parte ci siamo incasinati e abbiamo preso un'altra rete.

Via ribaltamento numero due, raddrizzamento ancora più veloce.

Risate e reti a parte, era quello che cercavamo, il nostro lavoro consiste nell’essere pronti e nel preparare la barca a ogni evenienza. Il metodo, a casa Malingri, è sempre stato quello di buttare i bambini nell’acqua e aspettare che imparino a nuotare. Crudele ma velocissimamente produttivo.

In due ore la nostra lista dei lavori si è allungata di piccoli accorgimenti, legature, modifiche quasi impercettibili ma determinanti.

Da domani si esce invece con un altro spirito e cioè quello di simulare la navigazione reale che mi aspetta. Ben terzarolati e prova di pilota, di manovre di gestione della vita di bordo. Sicuramente metterò fuori il naso anche dal Capo Verde per vedere che onde ci sono e come ce la caviamo lì in mezzo.

Nessuna notizia da Pierre, intanto mio fratello Francesco e i suoi amici, si battono contro 55 nodi di vento di bolina da quasi una settimana nell’Atlantico del nord. “Vito”, il loro Columbia 59 che stanno riportando dagli Stati Uniti, è una buona barca ma devono essere parecchio stanchi. Questa stessa perturbazione sta rallentando la mia partenza che non sarà di sicuro prima del 12 aprile.

Vi tengo informati… e stasera un altro bel parago di 10 kg, abbrustolito sulla griglia, davanti al nostro tee-pee.

Vittorio

Il nostro sito ha funzionato molto mi dicono, i video di Dakar-Guadalupa sono tra i video di vela più cliccati della Rete e destano più interesse di operazioni assai più grandi della nostra. I clic su You Tube e sul sito vengono da persone di ogni tipo ed età. È il regalo più bello che potevo ricevere e vi assicuro che è stato determinante a convincermi a dare il massimo, a dormire di meno a tirare di più, perché non volevo deludere i miei nuovi e vecchi amici.

Grazie e a tutti vorrei conoscervi uno per uno e tanti vi conosco già. Farò il possibile per fare un giro di circoli velici nei prossimi mesi e magari incontrare qualcuno di voi.Se vi serve qualcosa nel mondo della vela un consiglio, uno sconto, qualsiasi cosa, non esitate. Il mio obiettivo era proprio quello di essere in tanti e rimanere amici.

No, non ho mai avuto paura, neanche quando ho scuffiato. Sì, alla fine ce l’ho fatta, dopo una notte a sfidare la legge di stabilità degli scafi, puntando i cavi delle onde come un kamikaze e cercando di trovare il limite della barca, cosa che poi mi sarebbe tornata utile in caso di vera tempesta.

Alla fine mi sono arreso. Sito Aviles ha fatto una barca che non scuffia, ho pensato.

All’alba una raffica spuntata dal nulla ha sancito che c’e un limite anche alle cazzate che uno può pensare, e, un nanosecondo dopo, sono caduto passando attraverso la mia stupenda randa Neil Pryde, come una tigre nel cerchio di fuoco. Un’ora dopo ero già lì che andavo giù dalle onde a manetta, anche se notevolmente più timorato della natura e delle leggi della fisica. In pochi giorni tutto ciò si è di nuovo trasformato in un “randa piena e gennaker perentorio”.

Ad un certo momento mi è caduto il telefono satellitare in mare. Da imbecille, quale sono, sono rimasto senza la possibilità di comunicare e soprattutto senza il contatto con Pierre Lasnier in vista della parte più difficile del percorso. Basandomi sulle ultime info avute da lui e da Gerolamo ho pensato e pensato fino a creare un modello matematico, nel mio cervello, con relativa visualizzazione del movimento meteo in corso. Chiudendo gli occhi vedevo chiaramente un’animazione con l’Anticiclone che prima si comprimeva verso sud per un passaggio di depressione al suo nord e che poi, info di Pierre, verso martedì si sarebbe spostato verso Ovest/Nord Ovest. In pratica ho mantenuto il bordo al lasco a salire cercando di muovermi con lui. Un paio di giorni dopo ho capito, dalle nuvole e da altri segni che se avessi continuato sarei rimasto impantanato nel suo centro. Ho strambato e sono uscito per il rotto della cuffia.

Dopodiché, strambate su strambate, sono andato avanti, con il vento in calando, fino a destinazione. La beffa finale, colpa mia, dell’emozione e di una preparazione frettolosa, è che mi ero annotato sul GPS un arrivo in altro porto dell’isola. Sono rimasto circa 3 ore e mezza, più una mezz'ora in più per arrivarci, perché era più lontano, a cercare di capire cosa era successo.

Fate conto che la Guadalupa ha più luci di Genova e per cui non si capiva un bel niente. Alla fine ho visto una luce rossa che mi piaceva e mi ci sono diretto. Dopo 5 miglia di bolina, l’unica che ha fatto la barca nella sua vita e speriamo che continui così, ho trovato arrivo e amici.

Ed è finita la magia.

Ci sono tanti retroscena, in tutta questa storia, che non vi posso raccontare adesso, molti sono da ridere, altri no. Uscirà un libro, edito da Longanesi che si chiama “La grande onda”. Lì ve la canto tutta per filo e per segno e ne scoprirete delle belle.

La cosa importante è che sia andato tutto bene, a bordo di Royal Oak non si è rotto niente, sono vivo e molto contento, e mi sembra che siamo riusciti a comunicare in maniera superiore alle aspettative, ma saranno i risultati delle raccolta stampa e tv a dirlo. In poche parole confido che tutto questo grande sforzo economico e di energie personali, soprattutto le mie e quelle di Maurizio Cazzini che ha terminato proprio lo stesso giorno l’avventura del rientro dal Senegal a Gubbio con l’ottimo C Crosser e il carrello, ci porterà a nuove avventure ed a un futuro di lavoro ed emozioni per noi e per tutti.

Il diario non finisce qui perché l’avventura continua. Royal Oak sarà esposto alla Citroen Guadalupa qualche giorno e poi rientra in Italia. Siamo già in pista per tentativo sempre sulla rotta Dakar-Guadalupa il prossimo inverno ma questa volta in doppio e poi nella prossima primavera da Gran Canaria a Guadalupa un'altra volta in solitario.

Verso fine maggio ci sarà una grande festa all’agriturismo di Valdichiascio e poi vorremmo apparire alla Centomiglia e in qualche evento in cui sia possibile portare Royal Oak a contatto con il pubblico italiano.

Insomma noi continuiamo il viaggio, se ci volete accompagnare anche questa volta sarà un immenso piacere.

Ciao a tutti, Vittorio

Io non ho mai avuto particolari motivi per sentirmi stretto nella mia vita o oppresso da famiglia, sistema, città, lavoro. Ho sentito sempre e solo un istinto, come un animale. Il mio istinto mi diceva e mi dice: VAI!!!. Vai, perché una volta eri un pellerossa con il suo cavallo nella prateria, vai perché una volta eri un cacciatore che inseguiva la sua preda per giorni, vai perché una volta eri un navigatore che partiva con la sua piroga per trovare l'isola sperduta dove vanno a morire i navigatori.

Ok, ragazzi, sono tornato a casa l'altro ieri sera e ho ascoltato un paio di dischi. Adesso devo ripartire, o meglio mi devo organizzare.

Già... funziona così la faccenda, ti devi organizzare perché non è che la barca attrezzata e pronta la trovi pestando i piedi o dicendo "lei non sa chi sono io".

Non è che la tua squadra tecnica o di comunicazione sia pronta lì a guardarti aspettando che tu dica dove si va adesso. Hai vinto hai raggiunto l'obbiettivo: non conta quasi niente, in ogni caso devi ricominciare da capo... o quasi.

Siccome la filosofia che ho scelto, e portato avanti con il sito web, la serie TV "Dakar Guadalupa" e il libro "La grande Onda" che uscirà a fine anno, è quella di farvi vedere da dentro come funziona un team velico, cosa c'è dietro, continuo anche adesso, nel momento in realtà più difficile.

La vela oceanica è anche questo anzi soprattutto questo: un sogno, una volontà di ferro, convincere un sacco di gente.

Adesso basta fregnacce, torniamo a noi.

Ci ho messo una vita a tornare a casa da Guadalupa, perché c'erano le vacanze del 25 aprile 1° maggio ed era tutto bloccato. Quando finalmente sono riuscito a organizzare il container ho scoperto che c'era pure la vacanza francese di Pentecoste. Il primo aereo disponibile era il 18 maggio, dopo 4 giorni di lista d'attesa sono riuscito a partire.

Nel momento stesso in cui ho messo il primo piede fuori dall'aeroporto di Malpensa e ho acceso il telefono, è ricominciata la "caccia" alla prossima partenza. La prima telefonata è giunta un paio di secondi dopo, si trattava di organizzare l'incontro con una grandissima azienda che inseguo da anni. La sera stessa poi ho partecipato alla serata conclusiva di una prova del torneo di golf organizzata, a Carimate, da Audemars Piguet. È stato un grande piacere rivedere Franco Ziviani e sua moglie Graziella e Virginia Manera, che si occupa delle relazioni esterne. Sono loro quelli che più di ogni altro hanno reso possibile mai impresa.

È stata una bella serata, una cena mugnifica, la prima italiana. La mattina dopo verso le 11 ho varcato la porta della Citroen Italia in via Gattamelata a Milano. Eugenio Franzetti, Marco Freschi, Valentina Messa, Pietro Carminati e Walter Brugnotti, responsabile delle relazione esterne, mi hanno accolto con grandissimo calore. Sono loro che hanno valutato, approvato e consentito. Sono loro che poi hanno organizzato, seguito e portato a termine assieme a me, la partecipazione di Citroen e la fornitura del C-Crosser che ci ha portato e riportato da Dakar e che, praticamente illesa, ho di nuovo a mia disposizione. In entrambi i casi, dopo aneddoti e racconti, siamo passati alla valutazione dell'operato e del lavoro che tutta la squadra ha portato avanti. Mi sembra che il risultato sia stato raggiunto ma lo vedremo con la valorizzazione della raccolta stampa e tv. Subito dopo abbiamo guardato avanti.

C'è la volontà di continuare, ma da questo alla firma di un nuovo contratto non è così semplice né è garantito il poterci riuscire. Ma continuare cosa?

Allora ragazzi, ecco il piano.

Mi sono divertito al di sopra di ogni aspettiva scoprendo un tipo di vela in cui, con l'esperienza di navigatore/comunicatore ho visto e trovato molto di più di quello che credevo. Tra i tanti messaggi di sostegno ho avuto quelli di Gregory Homann, un tedesco che vara tra poche settimane il suo 20 piedi oceanico. Il sito è www.atlantic-solo.com ma in questi giorni ogni tanto funziona ogni tanto no. Greg parte dalle Canarie in autunno per tentare di battere il record esistente di 13gg e 17h.

Un’altra riflessione è che, prima di tentare di battere il record in doppio sulla rotta Dakar Guadalupa, devo acquisire più esperienza ed affiatamento con percorso e barca. Il record in doppio è molto difficile da battere, 11gg e 11h sono un tempo, come si suol dire, da Record.

Infine per navigare in due ci vogliono piccole modifiche alle terrazze. Inutile farle e poi disfarle per navigare ancora in solitario.

Ci vuole anche un evento italiano perché voglio portare Royal Oak in mezzo al pubblico, anche se c'entra poco con quello che andremo a fare in oceano e non sarà un esperienza vincente.

Royal Oak è un F20 fatto per l'oceano e quindi sicuramente più lento ed evolutivo di quelli fatti per le regate di boa.

In poche parole si delinea un programma fatto così:

2008

• settembre: Centomiglia del Garda

• novembre: partenza sempre in auto più carrello per le Canarie

• dicembre: Las Palmas-Guadalupa in solitario e spero in un duello con Greg Homann in modo da darci e darvi ancora più emozioni.

2009

• marzo viaggio Italia-Dakar, ma questa volta via Tunisia, Algeria e Senegal

• aprile: Dakar Guadalupa in doppio.

Ma con chi? Bella domanda.

In realtà ci ho pensato per tutta la traversata. Ho una rosa di donne più che una di uomini. Il motivo è il peso ma anche la particolare abilità di tre candidate, sparse un po’ per tutto il mondo. Si parla dunque di dover attraversare ancora due volte l'oceano.

Possiamo quindi ricominciare ad avere paura, in modo da organizzarci al meglio, di prepararci a risolvere il previsto e l'imprevisto.

Ma prima dobbiamo ricomporre la squadra, perché ognuno è giustamente già ripartito per la sua strada e quello che ci crede sono sempre e solo io, e in misura un poco minore Gerolamo di INTV-production che con me è il regista di tutta questa storia. Ma tutti hanno una propria vita e voglia di cambiare.

Qui c'è da ricominciare daccapo e non sarà uguale. Come in qualsiasi operazione, alcune cose sono andate altre no, cambieranno gli apporti delle aziende e c'è un’esperienza su cui lavorare. Io sono in continuo miglioramento e smonto anche le mie credenze personali se verifico che bisogna fare così.

Ecco le cose con cui mi trovo a che fare in questi giorni... e poi c'è da riaprire e ripulire una casa che è stata due mesi ferma, passare del tempo con i miei figli, fare una visita ad Elmo's Fire che se ne sta tutto solo sulla banchina di Olbia. Vedere se riusciamo a finire le ultime 6 stanze dell'agriturismo che è più bello che mai. Un bel viaggio in Hymalaia tanto per cambiare un po’ panorama. Ce la faremo?

Rimanete sintonizzati e lo sapremo nelle prossime puntate, Vittorio.

29/04/2008 • Signore, signori, amici, colleghi, avversari, sconosciuti...

Ciao a tutti,

sono arrivato ieri sera. È stata la più bella navigazione della mia vita, credo di essere riuscito a planare su quasi tutte le onde dell’Oceano Atlantico, e anche la più facile, ma soprattutto la più emozionante di tutte.

Me la sono goduta dall’inizio alla fine, ho preso gradatamente confidenza con la barca e l’ho portata al massimo. Ci sono state notti in cui mi sembrava di essere su un’astronave lanciata nell’iperpazio, tanta era la velocità e l’adrenalina.

Prima di proseguire con il racconto volevo ringraziare tutti per le centinaia di messaggi ricevuti.

Ho sempre risposto a tutti ma credo che ai 650 che ho visto oggi dovrò dare una risposta comune.

Signori, signore, amici, colleghi, avversari, sconosciuti che mi avete scritto: siete stati il goal più bello di tutta questa operazione. La filovia del team è stata quella di raccontarci senza veli errori, paure, scemenze, litigi, tutto incluso. Ci piace tanto fare quello che facciamo e avevamo l’obbligo e il piacere di raccontare a tutti la nostra giornata e la nostra avventura. Abbiamo ricevuto in cambio la forza più grande tutte, il sostegno e il supporto di oltre un migliaio di persone che hanno scritto in tutti i modi possibili “VAI UGOOOOOOOO!!”.

Io vi ho portato con me per tutti i 13 giorni e rotti della nostra navigazione, spero che non vi siate fatti niente nella scuffia e che vi siate divertiti come me.

16/05/2008 • A casa

"Knock, knock, knocking on heaven's door... ". Cantava Bob Dylan, uno dei miei preferiti allora come adesso. Avevo trovato “Pat Garret e Billy the Kid” tra i 33 giri di mia madre.

Non ne sapevo abbastanza, ero uno sbarbatello, anzi un bambino, avrò avuto 10-12 anni. Ascoltavo la musica, il "sound", il ritmo; non capivo neanche l'inglese, non sapevo che tutto ciò era imbevuto di un discorso sociale, politico. "Here comes the story of the Hurricane...". Dopo un po’ di anni è uscito “Desire"; ero più grande, avevo capito… non tutto, ma quanto basta: Billy the Kid e Rubin "Hurricane" Carter, due figure diverse, uno un bandito e l'altro un detenuto innocente. Bella musica in entrambi i casi, riusciva perfino a nascondere la fastidiosissima voce di Bob Dylan.

Credo che quello che ha suscitato dentro di me era ed è una sensazione: libertà.

Al momento aveva una barca che poi ha venduto, ne stava preparando un'altra il suo giro del mondo. Abbiamo parlato di tutto: delle barche, della navigazione, dei marinai e poi, serata dopo serata, di noi e della nostra vita e dei nostri sogni.

Era un grande lavoratore, uno che ha iniziato guidando un furgone ed è arrivato ai vertici del mondo delle spedizioni e a fare consulenze di logistica alle aziende. Uno che ti faceva vedere come, con la serietà e l'impegno, si va avanti e si arriva dove si vuole, e sopratutto che ti faceva vedere che se rimani anche allegro e contento è ancora meglio.

Dino mi è stato vicino come pochi altri in questi ultimi tre anni, che per me sono stati difficili perché non riuscivo a trovare uno sponsor per il mio programma. Si è speso di persona, mi ha dato consigli, ha pensato e riflettuto oltre ogni richiesta come se fosse un problema suo, perché ci ha creduto.

Io gli voglio bene davvero e ho sognato che ci saremmo incontrati, ognuno con la sua barca, in qualche atollo del Pacifico. Con me ha navigato più di una volta ed è stato uno dei pochi a venire a bordo di Elmo's Fire a San Blas. Con Patrizia, la moglie, e Simone suo figlio siamo stati assieme una settimana, tra una palma e un'immersione.... tra una risata e l'altra.

L'altra grande passione di Dino era la sua Harley, faceva raduni a tutto spiano e ci è andato dappertutto. Oggi c'erano i suoi amici, fuori dalla chiesa, alla fine della funzione, quando è uscito, le moto hanno rombato per un minuto in segno di saluto. Io lì non ce l'ho fatta più perché mi commuovo facilmente e ho sentito il rumore dell'amicizia, il ricordo delle "zingarate" tutti assieme, ho sentito il valore di avere una passione e dividerla con gli altri.

"Ciao Pirla..." mi salutava così. Oggi Simone mi ha detto che l'ultima cosa che gli ha detto di me è stata: "Stringigli la mano e digli che è un pirla". Io ho capito Dino, mi aspetterai alla partenza della "grande traversata". La rotta la farai tu.

09/06/2008

Oggi sono stato al funerale del mio amico Dino Ottoboni.

Tanti di voi avranno notato i suoi messaggi; mentre facevo il record lui combatteva la sua battaglia contro la malattia, e tifava per me.

Dino l'ho conosciuto sul molo di Madeira, una sera di dicembre. È arrivato in aereo portandomi una sartia bassa per sostituire quella che avevamo rotto nei giorni precedenti durante una tempesta. Siamo entrati subito in confidenza perché il suo carattere, solare, e la sua simpatia hanno aperto tutte le porte a me e agli altri 11 componenti dell'equipaggio.

Tutti assieme abbiamo attraversato l'Atlantico fino in Martinica, ma tra me e Dino si è stabilito un rapporto stretto perché abbiamo sognato assieme nuove avventure. La sua passione era grandissima e la sua competenza anche.

vittorio malingri © combobros.net
vittorio malingri © combobros.net
vittorio malingri © combobros.net
vittorio malingri © combobros.net
vittorio malingri © combobros.net
vittorio malingri © combobros.net

MAIN

PARTNER

© citroen

TECHNICAL

PARTNER

© OneSails

UFFICIO STAMPA

NEGRI FIRMAN PR & Communication

+39 02.890.96 012

laura@negrifirman.com

Produzione e

distribuzione video

Francesco Malingri

+39 348.603.2426

francescomalingri@hotmail.it

© Team Malingri  •  all rights reserved  •

cookie policy

LEGAL ASSISTANCE

AKRAN Intellectual Property Srl

+39 06.697.7311

f.bellan@akran.it

credits